Perchè psicoterapia Dottor Bonizzoni Dottoressa Pompili Dove Low cost
Perchè psicoterapia
Dottor Bonizzoni
Dottoressa Pompili
Dove
Low cost
Gruppi
Scritti
Terapia di coppia
 In questa pagina potete pubblicare qualsiasi cosa. Inviatemi i testi e dopo averli letti sarò lieto di pubblicarli. Bonizzoni Paolo
 

Le tre fasi dell'abbandono



Quando si sperimenta un lutto, un qualsiasi lutto, non necessariamente la morte di qualcuno; la fine di una relazione, il primo viaggio dei figli senza di noi, ma anche la semplice perdita di un affetto, normalmente si attraversano tre momenti:

LA NEGAZIONE, LA RABBIA, LA RASSEGNAZIONE.


La negazione avviene in un modo subdolo, quasi impercettibile e inaspettato; non intendo il percepibile dirsi "non è possibile", intendo una serie di dinamiche interne che ci "muovono" in modo da rifiutare quello che sta succedendo, faccio un esempio:


La separazione ormai è cosa nota, non più nell'aria ma già nelle parole e nei fatti, il partner "lasciato" incredulo e sorpreso dagli eventi, apparentemente accetta la nuova situazione ma se il partner "lasciante" propone un week end con amici e si vuole portare il figlio, innesca una serie di atteggiamenti abbastanza simili, tipo: "ma non ti preoccupare, lo tengo io, tu fatti il tuo week end senza Marchino", "non è forse troppo presto per fare un periodo così lungo senza il papà?", Marchino come reagirà a un viaggio così lungo (50 kilmetri)?".


Questi sono tutti meccanismi che tendono a conservare la situazione come quando si stava insieme e che, se sembrano poggiare su un dato reale, il tempo, la distanza, ecc., sono sintomo di un tentativo di conservare l'omeostasi della coppia.

La negazione è un meccanismo di difesa che sfalsando la realtà rende il passaggio alla fase successiva più complessa e prolungata nel tempo.

Per il partner lasciante la negazione del partner lasciato, innesca una serie di sensi di colpa perchè i meccanismi messi in atto a causa proprio della negazione poggiano su un dato reale, tangibile, non confutabile.

Come contestare che, in effetti sono passati solo tre mesi da quando ci siamo iniziati a "dire" che è finita?

In realtà non c'è un tempo prestabilito per iniziare a fare cose "separati"; il tempo "giusto" è dato da altri fattori, per esempio l'età di figli, l'autonomia economica, il desiderio del partner lasciante di mettere una "data", nel senso di avere un "paletto" mentale che divida il prima dal dopo, ecc..

Davanti alla negazione c'è poco da fare perchè è un meccanismo inconscio per cui non percepibile e chi ne è vittima è come in una sorta di "trance" dalla quale uscire è davvero complesso. Possono aiutare rassicurazioni tangibili; "appena arrivo ti chiamo"," ogni tanto ti faccio chiamare da Marchino", "in definitiva sono solo 50 Km, ti ricordi quando ho portato Marchino dai nonni senza di te e non è successo nulla", "sono persone che conosci", " sono tutte persone con i figli", ecc..

Non serviranno a molto al partner lasciato ma almeno faranno calare i sensi di colpa e l'ansia al partner lasciante...


La fase seguente è la più complessa e conflittuale: la rabbia.


La rabbia porta inevitabilmente al conflitto che, se in apparenza sembra terribile e senza via d'uscita è in realtà una fase importantissima e precede la fase d'uscita: la rassegnazione.

La rabbia è a volte cieca e feroce ma ha anche dei lati positivi...

La rabbia è quella che permette al soggetto di esprimere il lato più antico di lui: il lato animale.

Siamo abituati a vedere film dove si arriva, attraverso la rabbia a situazioni tragiche e senza ritorno dove le forze dell'ordine arrivano con le armi sguainate a difendere la vittima semimorente in un lago di sangue con l'aggressore seduto su una sedia che guarda ciò che ha combinato senza reazionie, sotto schok...

Per fortuna i casi di esplosioni di rabbia esaperata e delittuosa sono rari e anche se ovviamente presenti, per la felicità dei giornalisti e delle televisioni, nella norma, rimane una manifestazione verbale, spesso nascosta, e comunque "civile" che si conclama con insulti di varia natura e magari qualche soprammobile fatto a pezzi o qualche gomma dell'auto tagliata...


Come dicevo, però la rabbia ha dei lati positivi da non sottovalutare:

Fare una bella litigata ( sempre essolutamente in privato, preservando i figli dal teatrino), permette ad entrambi di svuotare le scarpe dai sassolini accumulati in anni di irreprensibile dedizione all'altro, ma permette, soprattutto al maschio di "vedersi" finalmente capace di assumere una posizione netta, chiara e pulita.

Sempre più spesso i maschi tendono ad assumere nei confronti delle femmine una posizione remissiva (fintamente remissiva), che si manifesta in una "civilissima" accondiscendenza e che spesso si trasforma in rabbia profonda, muta, che esplode in tutta la sua " bellezza" alla prima occasione utile...

La possibilità di esprimere questa rabbia, facendo la voce "grossa", ci permette (a noi maschi, ma anche alle femmine, anche se in forma diversa), di ridefinire i ruoli.

La ridefinizione dei ruoli sarà molto utile dopo, a giochi fatti, quando il neo papà single si troverà a tu per tu con il piccolo Marchino a dover affrointare mille problematiche che mai si sarebbe aspettato di poter gestire.

Ridefinire il proprio ruolo è essenziale per poter essere "noi"nel bene e nel male; con il vestito buono o con la tuta sgualcita che amiamo tanto.


Breve digressione sulla rabbia:

è un sentimento antico e ci riporta a noi appena nati, con i nostri bei dentini quando mordicchiavamo tutto...

Ma la stessa cosa può essere vista dalla parte opposta, cioè aggredivamo tutto ( aggredire corrisponde al latino "ad gredire" andare verso...), quindi aggredire possiamo pensarlo come una modalità di interazione con il mondo, certo più o meno accettabile socialmente.


Come approcciarsi al partner arrabbiato perchè abbandonato?


Inutili saranno i tentativi di calmare l'arrabbiato con le rassicurazioni o le giustificazioni, una strategia possibile è quella di ascoltare il partner senza farsi tirare nel gorgo delle sue provocazioni cadendo nella trappola dei sensi di colpa; se riuscirete a rimanere fermi nelle vostre posizioni offrirete all'altro un buon "contenitore" (psicologico), permettendogli di esprimere la sua rabbia senza scivolare in uno stupido "ping pong" di accuse e rivendicazioni.


La terza fase: la rassegnazione


La fase della rassegnazione è quella che permette di ricostruire dove ci sono solo macerie.

Spesso legata a una profonda tristezza, è metafora del guardarsi dentro e riflettere, è un momento intimo e privato dove l'atro non è più al centro della scena ma occupa un ruolo secondario e marginale.

Spogliato, l'ex partner dal suo abito di primo attore, possiamo finalmente raccogliere i cocci e ricominciare da noi (!). Questo è anche il momento di smettere di fare i bambini e rimboccarsi le maniche per ritrovare i figli o ciò che ne rimane.

Finite le battaglie, Marchino, completamente confuso, va aiutato a ritrovare un suo spazio solido e confortevole dove poter riaffermare i propri spazi.

Non stiamo quindi parlando di cupa rassegnazione ma di un "vento" nuovo fatto di iniziative e creatività.

Spesso coincide con l'ingresso in una nuova casa dove organizzare uno spazio per noi e per i pargoli dove gli stessi potranno addobbare e colorare ( leggi marcare il territorio), pareti e frigoriferi con orribili adesivi spesso irremovibili che segnano un luogo nuovo.



Bonizzoni Paolo PSICOLOGILOWCOSTMILANO







Site Map